Come gestire i soldi? Il mutuo a tasso variabile per acquistare la casa, le rate con la finanziaria per cambiare l’automobile, il conto in banca online e l’app di pagamento sul telefonino, i piani d’investimento per i risparmi, il “compra ora e paga poi” nello shopping sul web, perfino il bancomat dove scambiare contanti con criptovalute… Sono le istantanee della gestione quotidiana del nostro denaro che richiede sempre più una certa dose di tecnologia e, soprattutto, di competenza finanziaria. Materia in cui, però, la maggioranza degli italiani è proprio deboluccia.
Secondo l’ultima indagine Ocse-Infe, l’Italia si colloca al 32° posto in classifica fra 39 paesi in fatto di alfabetizzazione finanziaria. Appena il 16,6% degli adulti raggiunge un punteggio minimo di competenza. La media dei paesi Ocse è più del doppio, il 39% della popolazione. Ne sanno meno di noi solo gli abitanti di Panama, Cipro, Cambogia, Paraguay e Yemen. Invece, i più ferrati sono i tedeschi, con il 75,5% degli adulti “educati” in materia, e fanno meglio di noi in Europa anche Irlanda, Paesi Bassi, Finlandia, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria… Le più svantaggiate sul tema nel nostro paese sono le donne.
Prevedere gli imprevisti
Quali sono le conseguenze per le nostre finanze? Comprendere come funziona e saper gestire il denaro, sottolinea l’Ocse, fa parte del bagaglio di competenze indispensabili per chiunque, soprattutto negli ultimi anni, quando sono aumentati il costo della vita e pure i tassi di interesse, hanno fatto il boom i servizi finanziari online, gli strumenti di investimento sono diventati via via più accessibili ma anche più complessi. Intanto, influencer di ogni sorta ci consigliano come spendere o far fruttare i nostri risparmi e le truffe finanziarie sono sempre più diffuse, anche grazie alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale. In arrivo c’è anche l’euro digitale.
Insomma, il mondo dei soldi è più veloce e multiforme, e l’incompetenza può costare cara soprattutto in caso di imprevisti come la perdita del lavoro o di un’entrata importante, una malattia, un divorzio, la necessità di un acquisto costoso e irrinunciabile. Un tasto dolente, quest’ultimo: secondo il Rapporto Coop 2024, le famiglie in difficoltà ad affrontare una spesa extra di 800 euro sono una su tre.
«Si chiamano “famiglie finanziariamente vulnerabili” quelle che, di fronte a un imprevisto come la perdita del lavoro, non resisterebbero 3 o 4 mesi senza dover chiedere un prestito a un familiare, un amico o un intermediario – spiega Riccardo Grazioli, ricercatore al Milan Economic Impact Evaluation Center dell’Università di Milano -. Sono circa il 57%: oltre la metà delle famiglie italiane. Si tratta di nuclei che riescono a stare sulla linea di galleggiamento, a gestire con le proprie entrate le spese quotidiane, ma che possono risparmiare poco o nulla per il futuro».
Tra coloro che sulla linea di galleggiamento annaspano, cresce anche la schiera dei “ricchi senza soldi”, cioè chi – pur avendo la casa o altri beni immobili -, non dispone di denaro liquido per far fronte a un’emergenza come una visita urgente o un guasto domestico.
Vita a rate
Per gli investimenti più onerosi, come il mutuo per la casa o l’automobile nuova, si ricorrere così al credito: si paga a rate. Quest’anno, dice il Crif (Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria), quasi 6 italiani su 10 hanno almeno un contratto di credito rateale attivo (+13,1% rispetto al 2024). Circa la metà servono a pagare auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi… In media, si sborsano 278 euro di rate a testa ogni mese. Troppo?
Dipende, ma è sempre bene ricordare che prendere denaro in prestito costa. Prima di chiedere un prestito, anche piccolo, la Banca d’Italia raccomanda di valutare attentamente se le proprie entrate siano sufficienti per ripagarlo nel tempo: in linea di massima, le rate non dovrebbero mai superare il 30% delle entrate stabili. Ma non tutti riescono a osservare questa soglia. Sebbene i nuclei familiari italiani siano tra i meno indebitati in Europa, l’Università Cattolica del Sacro Cuore stima che almeno 1 milione di persone siano finite nella spirale del sovraindebitamento: non riescono più a ripagare in tutto o in parte un finanziamento, un prestito o un debito. Secondo le Acli, nel 2024 in Italia circa 1,4 milioni di famiglie erano in arretrato con mutui, affitti, bollette o rate (con un aumento significativo negli ultimi anni).
Si finisce sovraindebitati, dicono le diverse ricerche in proposito, per molte ragioni: perdita del lavoro o del reddito, e poi appunto spese impreviste, cattiva gestione finanziaria e l’aumento del costo della vita e dei tassi di interesse (anche perché solo la metà degli italiani capisce correttamente come funzionano). Nei casi più seri, per prendere fiato si può accedere alle procedure per la gestione dei debiti disciplinate dal Codice della crisi, affidandosi a percorsi di sostegno offerti da professionisti, enti, amministrazioni locali e associazioni.
Oggi questi servizi sono quasi sempre a pagamento, ma proprio a novembre l’Italia dovrà recepire la direttiva UE 2023/2225 che vuol aumentare la trasparenza e la correttezza del credito al consumo: entro un anno gli Stati membri dovranno mettere a disposizione servizi indipendenti di consulenza sul debito per i consumatori in difficoltà con i loro impegni finanziari. Non tutti arrivano a questo punto, ma per tutti l’ignoranza è una cattiva consigliera.
Un buon “paracadute”
«Possedere le giuste competenze è utile perché riduce il rischio di futura vulnerabilità finanziaria: la previene – sottolinea Riccardo Grazioli -. Una famiglia può imparare a utilizzare al meglio le risorse che ha, a calibrare la propria quota di risparmio rispetto ai consumi, a scegliere come gestire e investire il gruzzolo che ha accantonato invece di tenere i soldi in banca o sotto al materasso, dove il loro valore viene eroso dall’inflazione».
Dunque, l’educazione finanziaria è importante ma, precisa il ricercatore, da sola non risolve i problemi: «Non ha un effetto “curativo”, di affrancamento dalla vulnerabilità, ma solo preventivo: se non c’è un reddito sufficiente per vivere dignitosamente e accantonare risparmio, mancano i presupposti di base per applicarla. Chi ha poca disponibilità economica sa benissimo come gestirla, non ha bisogno che qualcuno gli insegni come fare: il problema è che non riesce a migliorare la propria situazione».
L’Italia è l’unico paese Ocse in cui i salari reali diminuiscono da anni: «Per migliorare la vulnerabilità finanziaria delle famiglie – conclude Grazioli -servirebbero strumenti di welfare pubblico capaci di ridurre le disuguaglianze. Come il salario minimo, una maggiore redistribuzione delle risorse, la rimodulazione delle tasse… E l’educazione alla cittadinanza finanziaria: un processo che aiuti le persone a capire ciò che è ingiusto e che detengono il potere e la responsabilità di cambiarlo».
Gestire i soldi, l’abc di una buona gestione
Chi dispone di entrate sufficienti, invece, può fare direttamente tesoro di una maggiore alfabetizzazione finanziaria, che non è fatta solo di nozioni ma, secondo l’Ocse, si compone di tre elementi.
Per prima cosa occorre avere una conoscenza di base dei concetti e degli strumenti finanziari e la capacità di applicarla ai propri conti. Se non si conoscono i tassi di interesse, sarà difficile padroneggiare il mutuo di casa, o capire Tan e Taeg di un finanziamento per calcolare quanto ci costa, e men che meno paragonare la convenienza di diverse proposte.
La seconda “gamba” dell’educazione finanziaria è il saper fare, cioè adottare i comportamenti giusti, capaci di tutelare il nostro denaro: prendere nota di entrate e uscite, pianificare le spese future compilando un budget familiare, risparmiare per le emergenze, non rinviare i pagamenti, confrontare i costi dei servizi e delle proposte di investimento per evitare sprechi e spese inutili… Anche piccole somme, impiegate costantemente male, nel lungo periodo possono tradursi in perdite di denaro significative.
Ultimo ma non ultimo, saper usare i soldi è un fatto di attitudine, di approccio anche emotivo e psicologico al denaro. Come per la formica e la cicala della favola di Esopo, pensare soprattutto alle spese a breve termine invece che a quelle pianificate e a lungo termine, essere impulsivi invece che riflessivi, assecondare la soddisfazione immediata, il brivido del rischio, il gusto di spendere e di esibire i propri beni sono tutte caratteristiche che influenzano anche il conto in banca.
Prendi nota
● Giuseppe Cloza – Bassa Finanza. Come difendere i propri risparmi e scoprire di chi fidarsi. – Edizioni Demetra
● Starting Finance – Instant Finance. La finanza e l’economia semplici, comprensibili, indispensabili. Per tutti. – Gribaudo
● Robin Sharma – La ricchezza che il denaro non ti può dare. Le 8 abitudini nascoste per vivere una vita piena e ricca. – Tre60
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