Attualità

Gheno: “Giusto abbassare l’Iva sugli assorbenti”

Vera Gheno

Sociolinguista, esperta di comunicazione digitale, attivista, Vera Gheno è ormai notissima per i suoi interventi sul sessismo e l’inclusività nella lingua italiana. Anche lei è tra coloro che hanno scelto di schierarsi pubblicamente con la petizione “Stop Tampon Tax” di Coop contro l’innalzamento al 10% dell’Iva sugli assorbenti femminili. 

Perché questa scelta? Perché il ciclo mestruale è una realtà che tocca moltissime donne, indipendentemente dalla loro estrazione socioculturale e dalla loro situazione economica: è connaturato all’essere donna, almeno per una certa parte della nostra vita. Ritengo che sia sbagliato trattare come un bene aleatorio, di cui si può fare a meno, qualcosa di necessario. E mi sembra un dato talmente lapalissiano che il fatto che si vada nella direzione contraria mi fa sobbalzare!

Si è detto però che si tratta di pochi euro l’anno, cifre insignificanti… Secondo me tutto fa. Molte persone non hanno idea di quanti assorbenti e altri dispositivi si consumino nell’arco di un’unica mestruazione, figuriamoci nell’arco di una vita! Se poi è vero che si tratta di cifre così insignificanti, perché allora non si abbassa o si elimina del tutto l’Iva? Si farebbe un bel gesto, un figurone, con poco.

Le donne in Italia subiscono discriminazioni economiche molto forti, anche nel mondo del lavoro. Che cosa possono fare le aziende come Coop per contrastare questa realtà? È una questione di cultura, di società e di mentalità che va anche oltre il mondo del lavoro ma, secondo me, non ci possiamo permettere troppo benaltrismo in questo campo. Passiamo una parte notevole, forse esagerata, della nostra vita in azienda e io credo molto nella formazione, cioè nel fatto che le imprese sono anche tramite di conoscenza e di educazione, e negli strumenti di welfare aziendale, come i nidi o altri supporti che sostengano concretamente la conciliazione vita-lavoro. In generale, le imprese non si possono trincerare dietro a dati di facciata. Oggi teoricamente le donne possono studiare qualsiasi cosa, non ci sono discriminazioni di genere e retributive, non c’è alcun soffitto di cristallo, uomini e donne hanno le stesse opportunità. Poi nella pratica non è così, anche perché non si calcola quasi mai l’impegno extra che viene richiesto a una donna, mediamente, nel gestire la famiglia e la vita lavorativa. Lo evidenzia anche il lessico: quando diciamo che un bravo marito “aiuta” in casa, sottintendiamo che è ancora normale che i lavori di casa siano una questione femminile, nella quale al massimo l’uomo dà una mano. C’è un surplus di stress nell’organizzazione della vita familiare che, al di là di proclami di parità, ricade quasi esclusivamente sulle donne, che ad esempio possono fare meno straordinari. E così gli uomini hanno più tempo da dedicare al lavoro, guadagnano di più e fanno carriera più velocemente. Lo dimostrano i dati mostruosi dei posti di lavoro persi, durante la pandemia, quasi esclusivamente da donne: nel momento in cui crolla il supporto fornito dallo Stato, il lavoro di cura ricade quasi tutto sulle donne. Che sono tornate in cucina, a occuparsi di anziani e bambini, mentre l’uomo è rimasto il breadwinner.  

Oggi c’è una certa pressione, nel discorso pubblico, affinché le donne tornino a fare figli. Cosa ne pensi? Il problema non è fare figli, ma tirarli su. Ci troviamo davanti una politica miope, di mistificazione della maternità. Mi viene in mente l’intervento che fece la senatrice Mennuni in televisione, in cui diceva: bisogna far sì che le ragazze, le diciottenni, sognino di sposarsi e di fare figli. Però poi all’atto pratico ricordo che, oltre ad avere aumentato l’Iva sugli assorbenti, l’hanno aumentata anche sul latte in polvere, i pannolini e altri prodotti necessari per chi ha bambini. Non ha senso invitare i giovani a fare figli non lavorando su welfare, cioè sulla possibilità di mantenere i figli in maniera dignitosa senza rinunciare alla carriera. Crediamo davvero che la soluzione sia tornare a una situazione anni ’50, in cui le donne stanno in casa con i bimbi e il maschio invece porta a casa il reddito? Io penso di no.

Tag: assorbenti, iva, tampon tax, Vera Gheno

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