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Così la truffa bussa alla tua porta

disegno che rappresenta la truffa

Mail con richieste di danti sensibili, per carpire password bancarie o pin dei bancomat. Telefonate allarmanti, con sedicenti poliziotti che chiedono soldi per liberare un congiunto finito in carcere. Finti tecnici del gas, finti volontari di enti di beneficienza… Le truffe contro gli anziani, da nord a sud, hanno mille facce, sempre mutevoli, per cogliere di sorpresa vittime e forze dell’ordine e per rendere i “colpi” più efficaci. 

Purtroppo si tratta di un fenomeno in crescita: il numero delle vittime over 65 (25.825 le denunce) erano in aumento del 13,3% nel 2021 rispetto al 2020 e  crescono del 6,1 nel 2022 rispetto al 2021. C’è da ritenere, inoltre che, i numeri reali siano molto più gravi.

Come stare in guardia Per cercare di proteggerci c’è da molti anni una campagna condotta dalle forze dell’ordine: viene elaborato un vademecum, sempre aggiornato per stare al passo con le invenzioni dei truffatori, con i consigli utili per difendersi dai malintenzionati. In particolare, quest’anno, verranno anche organizzati una serie di incontri che si svolgeranno nei principali capoluoghi di provincia. L’obiettivo è mettere in guardia le comunità contro un reato particolarmente odioso perché prende di mira una categoria vulnerabile, per età, debolezza sia fisica che psicologica, solitudine, forte bisogno di comunicare. Il raggiro carpisce la fiducia dell’anziano in modo così subdolo che la truffa provoca un doppio danno: quello economico, certo, ma anche quello più difficile e grave da superare, di natura psicologica, costituito dalla vergogna, dal riconoscersi inadeguato o troppo ingenuo, improvvisamente “invecchiato”. Il che può portare una depressione talvolta difficile da superare. Uno stato d’animo – quello associato anche alla paura di essere biasimato da parenti e amici – che spesso induce l’anziano a nascondere i fatti, a tenersi tutto dentro e a non denunciare. 

Bisogna tuttavia sapere che i truffatori sono molto abili e studiano i loro raggiri astutamente, inventandone sempre di nuovi. È dunque molto facile cascarci. Ma possiamo armarci di consapevolezza grazie al vademecum. Questi malandrini possono travestirsi da agenti delle forze dell’ordine, ma occhio alle divise: la contraffazione è piuttosto palese. E attenzione anche alle scuse con cui tentano di entrare in casa: se chiedono di verificare banconote o cercare ladri che si aggirano nelle vicinanze, sono certamente truffatori. Per esserne certi, bisogna verificare con attenzione il tesserino di riconoscimento. O chiamare direttamente il 112 per comunicare che sedicenti agenti vogliono introdursi in casa. 

L’identikit del truffatore Si tratta sempre di persone distinte, molto decise, che intontiscono la vittima con un fiume di parole. Potrebbero conoscere i nomi di qualcuno di famiglia o cercare di apprenderli nel corso del colpo. Quasi sempre hanno uno o più complici. 

Possono anche presentarsi per telefono: è molto frequente la truffa dell’incidente che si svolge partendo dall’annuncio di un grave sinistro – con feriti o peggio – di cui si rende colpevole il figlio/a dell’anziano/a che risponde al telefono, perché ubriaco, drogato e senza assicurazione. La persona che chiama è un falso poliziotto – o avvocato o carabiniere – che chiede denaro, molto denaro, per liberare il congiunto dal carcere. È un genere di truffa complesso, che coinvolge molti complici, e che fa leva sull’affetto che la vittima nutre nei confronti del proprio familiare e sullo sgomento nell’apprendere, all’improvviso, che ha avuto un incidente e sta per essere arrestato. Inoltre è basata su due presupposti che agiscono efficacemente a livello psicologico: la gravità e l’urgenza. In questo modo la vittima è messa alle strette, e viene costretta a decidere subito il da farsi. Cioè consegnare il denaro nelle mani del truffatore. 

Bollette, banconote & co I malintenzionati possono anche travestirsi da funzionari dell’Inps, dell’Asl, per fare accertamenti su ticket o dare l’annuncio di rimborsi arretrati (previo pagamento di somme in contanti, ovviamente), proporre servizi in cambio di denaro… ma bisogna ricordare che nessuno di questi enti fa tali visite a domicilio. Possono fingersi tecnici del gas, della luce, dell’acqua. Alla richiesta di farsi mostrare i contatori, è bene rifiutarsi e minacciare di chiamare l’azienda da cui dicono di essere stati inviati. In ogni caso mai mostrare a questi sedicenti tecnici le bollette, che contengono dati sensibili da tenere riservati. Non aprire neppure a chi dice di essere un postino o un corriere: i pacchi vanno ritirati nell’androne ed è sempre meglio evitare di far giungere persone sconosciute all’uscio di casa.

Particolare attenzione va prestata a chi, spacciandosi per l’impiegato di una banca – suona alla porta per cambiare banconote usurate, per controllare numeri di serie o per offrire servizi come depositi in cassette di sicurezza.

Le insidie possono presentarsi anche per strada. E spesso sono collegate al prelievo di somme al bancomat o presso gli sportelli bancari. Per ridurre questo tipo di rischio è consigliabile chiedere l’accredito della pensione su conto corrente ed evitare di tenere nel portafoglio dei contanti. Un bancomat o carta di credito si può bloccare, il cash no.

Il raggiro sul cellulare “Ciao mamma, il mio cellulare è rotto. Questo è il mio nuovo numero. Mandami un messaggio!”. Ecco un tipico sms da pishing, un tipo di truffa attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima: rispondendo al messaggio, si consentirà al truffatore di entrare in possesso di tutta una serie di dati contenuti nel nostro telefono. Al di là dei casi specifici, che sono davvero tanti, il cellulare è uno dei mezzi attraverso cui vengono perpetrate molte truffe. Per questo non bisogna mai dare il numero di telefono a sconosciuti, anche attraverso chat telefoniche. Né cliccare su link che vengono inviati da numeri o da enti che non si conoscono. “Il tuo pacco è in arrivo, clicca qui per tracciarlo!” è un altro tipico sms che induce a cadere nel sacco dei truffatori.

Anche le frodi bancarie sono molto frequenti e anche queste avvengono per lo più via internet.  Per difendersi bisogna leggere sempre il contenuto dei messaggi e quello che viene richiesto di fare. Le banche non chiedono mai di fornire le proprie credenziali tramite link contenuti in sms o messaggi whatsapp. E poi è necessario comunicare sempre alla banca tutti i messaggi sospetti. Aiutiamoli ad aiutarci! 

Ultime, ma non per importanza e pericolosità, le truffe sentimentali che fanno leva su ciò che di più intimo c’è nell’animo di un/a over 65. La voglia di amare ancora, di trovare un compagno o una compagna e di sfuggire la solitudine. Finte richieste di amicizia da parte di profili falsi e foto rubate, lunghi corteggiamenti. Profferte d’amore. Organizzate in vere e proprie “farm” della truffa, per lo più ubicate in Africa Centrale – si concludono sempre con richieste di denaro. Tanto. L’obiettivo è quello di inspirare da un lato sicuramente fiducia totale, ma non soltanto: la vittima, per le attenzioni che riceve, si trova a essere invischiata nella relazione virtuale, si sente euforica, innamorata, ne sente la necessità e ne diventa quasi dipendente. Per questo, purtroppo, quasi sempre queste truffe funzionano.

Un antidoto: la solidarietà Tutti questi raggiri cadrebbero nel nulla se gli over 65, tutti, fossero circondati da una rete solidale. Che consenta loro di rivolgersi e confidarsi a un amico, un parente. Il dialogo può sventare buona parte delle truffe, cancellare la vergogna, allontanare quella solitudine che rende gli anziani facili prede dei malintenzionati.
Parliamone, confidiamoci con amici e parenti se ci troviamo invischiati in relazioni poco chiare e se qualcuno ci chiede denaro. E se per caso cadiamo vittime di un tranello ben congegnato, denunciamo sempre.

Tag: anziani, truffe

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