Attualità

“Cooperare contro le disuguaglianze”

Si definisce un socio Coop “gold”, di quelli che in cooperativa spendono parecchio ogni mese: «Faccio la spesa al Centroborgo, a Bologna: è uno dei primi ipercoop aperti in Italia, in un quartiere operaio e popolare», racconta. Ma Simone Gamberini – bolognese, 49 anni (nella foto) – il mondo cooperativo lo frequenta non solo alla guida del carrello: consigliere di amministrazione della Coop di cui è socio (Alleanza 3.0), dal 2020 è stato il direttore generale di Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop, dopo avere diretto Legacoop Bologna. Da inizio marzo è il nuovo presidente nazionale di Legacoop: eletto per acclamazione dal 41° congresso nazionale, ha preso il testimone da Mauro Lusetti alla guida della principale associazione del mondo cooperativo. Legacoop rappresenta infatti 10 mila imprese associate in Italia e 7 milioni di soci, per un valore della produzione di 82 miliardi. 

simone gamberiniUn mondo sfaccettato, fatto di coop di ogni dimensione e di tutti i settori, dalle costruzioni all’assistenza sociosanitaria, dalla distribuzione (come Coop) all’agricoltura, ai trasporti… Accomunate da una funzione economica, sociale e di solidarietà prevista dalla Costituzione e che anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato nei suoi saluti al congresso di Roma. 

Presidente, che ruolo possono avere le cooperative in quella che, al congresso di Legacoop, è stata definita l’epoca dell’incertezza? Anche in Italia stiamo vivendo una fase di transizione permanente e in questi anni c’è stato un aumento devastante delle disuguaglianze economiche, territoriali, di formazione, di competenze che riguarda tutta la società, senza distinzioni di genere e generazioni. La cooperazione è una chiave per ridurre queste disuguaglianze perché vuol generare quotidianamente efficienza e solidarietà, continuare l’esercizio della sua funzione sociale e contribuire a ricostruire un nuovo ascensore sociale, ridurre gli attuali gap di genere e generazione e favorire pari opportunità di partecipazione e crescita per tutti. Il movimento cooperativo può essere un vero protagonista dell’economia sociale di stampo europeo, rimettendo la cooperazione al centro dell’agenda politica ed economica del paese per generare una crescita inclusiva e sostenibile. Penso alle cooperative delle filiere dell’agroalimentare, ai processi di economia circolare cooperativa, alle eccellenze in tema di riuso e riciclo, alla transizione energetica, con le comunità energetiche che vedono i soci, insieme, in veste di consumatori e produttori, o alle esperienze di rigenerazione urbana e di comunità… Ma la cooperazione ha forza solo se ha una base sociale fatta di lavoratori, produttori e consumatori attivi e consapevoli:  la centralità del socio è uno degli impegni fondamentali del prossimo mandato di Legacoop. 

Anche per questo in cima all’agenda di Legacoop c’è il lavoro…  Sì: vogliamo garantire agli occupati nelle nostre cooperative un lavoro dignitoso, ben pagato, nel pieno rispetto dei contratti nazionali di lavoro. E questo chiama direttamente in causa la responsabilità del settore pubblico, con il quale molte nostre cooperative lavorano nei tanti servizi esternalizzati dalla pubblica amministrazione. È inaccettabile che lo Stato e gli enti locali, ricorrendo ad appalti al massimo ribasso più o meno mascherato, generino da un lato servizi peggiori per i cittadini e, dall’altro, lavoro povero, poco tutelato, sottopagato, part time involontari… Già oggi la spesa pubblica è stata tagliata di almeno il 10% perché non è stata adeguata all’inflazione e agli aumenti contrattuali. Le condizioni reddituali e contrattuali nelle cooperative associate a Legacoop sono migliori di quelle delle imprese private e delle cooperative non associate. Ma certo, in molti settori i soci delle cooperative sono anche lavoratori e ormai fanno fatica a fare la spesa. 

Qual è la strada da intraprendere? Serve una politica industriale di lungo periodo, non provvedimenti dal respiro corto, come il reddito di cittadinanza e il superbonus, che non hanno prodotto occupazione e lavoro ma solo debito, facendo la fortuna di pochi.  Bisogna dare vita a un Osservatorio sugli appalti che consenta di monitorare il mercato, lottare in modo incessante contro le false cooperative, e a una legge sulla rappresentanza delle organizzazioni datoriali e sindacali, per limitare la giungla dei contratti che oggi permette un costante dumping delle remunerazioni e dei diritti, al ribasso. In questo modo il salario minimo sarebbe già una realtà. È un percorso che si può fare in una alleanza di intenti: le cooperative sono pronte a promuovere un nuovo partenariato tra pubblico, privato e privato sociale che consenta di garantire servizi di qualità ai cittadini, senza comprimere i diritti dei lavoratori.

Tag: cooperazione, Legacoop

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