Attualità

Chi mi assicura che…

incidente_stradale.jpgCari automobilisti italiani, ben ritrovati nella giungla oscura e minacciosa dell’Rc auto. Sì perché, come purtroppo per molte altre cose in questo paese, affrontare i problemi legati all’assicurazione (obbligatoria) per la responsabilità civile in caso di incidenti con la propria vettura, significa infilarsi in un ginepraio di polemiche, di dati contrastanti, di costi troppo alti, di furbetti che non rispettano le regole e di riforme che ancora non sono riuscite a cambiare lo stato delle cose.
Proviamo a partire dai dati certi, con le parole del presidente dell’Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), Salvatore Rossi: “le famiglie italiane pagano ogni anno circa 13 miliardi di euro di premi per le assicurazioni obbligatorie; il premio medio per famiglia rappresenta il 2% del reddito familiare medio, che è già parecchio, ma per una famiglia appartenente al decile più povero può superare il 6%”. Dunque, aggiunge Rossi, “per un automobilista, essere obbligato a una spesa periodica ritenuta alta trasmette la stessa sensazione che dà l’essere tartassati per una imposta eccessiva”.

Prezzi più alti d’Europa
Dunque la prima certezza è che pagare l’Rc auto incide sul reddito delle famiglie e incide molto di più su quelle con reddito più basso.
Seconda certezza è che le assicurazioni auto in Italia costano più che nel resto d’Europa. Anche qui partiamo sempre dalle parole di Salvatore Rossi: “Il dato di partenza obiettivo è l’elevatezza relativa dei prezzi delle polizze nel ramo Rc auto rispetto agli altri paesi europei”. Secondo una indagine dell’autorità Antitrust il premio medio che si paga in Italia è più del doppio di quelli di Francia e Portogallo, supera quello tedesco dell’80% e quello olandese di quasi il 70%. In più, nel periodo 2006-2010 la crescita dei prezzi è stata quasi il doppio di quella della zona euro nel suo insieme.
Perché questi prezzi più alti? Qui le cose cominciano a complicarsi un po’. Se le associazioni di consumatori denunciano questi aumenti come ingiustificati, le compagnie si difendono dicendo (e i dati lo confermano) che in Italia il numero di incidenti è più alto che negli altri paesi, che il costo medio di ogni indennizzo è più alto e (in aggiunta) è decisamente più consistente il numero di frodi.

Gli incidenti sono in calo
Sulla frequenza di incidenti (che sono stati circa 2 milioni 280 mila nel 2012) siamo al doppio rispetto a Francia e Olanda e superiamo del 30% la Germania. La frequenza dei sinistri (che viene espressa in rapporto al totale dei veicoli assicurati che in Italia sono 40,5 milioni) sta però calando a causa della crisi economica. Si tratta dunque di un fatto che dovrebbe incidere positivamente spingendo verso una riduzione dei costi. Tale frequenza è scesa da una media dell’8,5% degli anni 2000 al 6,2% del 2012. Del resto che stiamo vivendo una fase di de-motorizzazione lo dicono tanti indicatori: meno auto vendute, meno auto assicurate (tra 2011 e 2012 il calo è di 800 mila vetture), calo dei consumi di carburante (meno 10% nel 2012).
A far da contraltare al calo di incidenti è il fatto che il costo medio degli indennizzi, cioè quello che l’assicurazione paga per il danno subito, è aumentato. Anche qui siamo ai massimi in Europa: il dato più recente è salito a 4.800 euro, contro una media di 4.000 euro del decennio passato. Ovviamente sul costo di indennizzo pesano anche le truffe per finti incidenti, per “colpi di frusta” che tali non sono e così via. Il dato complessivo è meno incidenti, ma più costosi.

Le ragioni dell’Ania
Il presidente dell’Ania (l’Associazione italiana delle imprese di assicurazione),  Aldo Minucci, difende l’operato delle compagnie: “La componente fondamentale che incide sul livello dei prezzi è costituita dalla dimensione del costo dei sinistri e a spiegare lo scostamento dei prezzi rispetto agli altri paesi, oltre a un carico fiscale pari al 25,5% e tra i più alti d’Europa, sono i diversi criteri di riconoscimento e risarcimento dei danni alla persona e l’anomala diffusione delle frodi assicurative”. In più, si aggiungono due elementi. Uno è che diminuendo le vetture assicurate, cala anche quanto incassano le compagnie (-4,6% nel 2012 dopo un -11,9% nel 2011). Il secondo è una sorpresa positiva ed è che le stesse compagnie annunciano un calo delle tariffe: “Dal settembre 2012 al maggio di quest’anno – spiega Minucci – il prezzo medio è sceso di circa il 6%”. Una buona notizia per l’automobilista, anche se guardando nei dettagli, qualche polemica c’è ancora. Associazioni come Federconsumatori e Adusbef dicono che semmai “c’è stato un raffreddamento per alcune tariffe, ma non certo una riduzione”.

La giungla delle tariffe
Addentrandosi nella questione, uno dei nodi del nostro sistema assicurativo, che rende difficile parlare di prezzi, è poi quello di un complicato sistema tariffario che si articola per età dei conducenti (penalizzando i neopatentati) e per zone di residenza (penalizzando le zone con più incidenti e in particolare le province del sud). Per cui se l’Ania dice che il premio medio pagato è di 560 euro (e ognuno fa presto a fare il paragone con quello che è il suo conto), le associazioni di consumatori, replicano parlando di costo medio intorno ai 1.350 euro. Una guerra di cifre in cui può aiutare l’indagine Antitrust che ha evidenziato come, se si parla di un neopatentato, gli aumenti tra il 2007 e il 2010 sono stati del 20% all’anno, del 16% per un quarantenne e del 10-12% per un pensionato. E ovviamente c’è uno scarto tra gli aumenti nelle province del nord a svantaggio di quelle del sud.
Più in generale sul tema prezzi, il presidente dell’Ivass, Rossi, nota poi che se “la forte sinistrosità, aggravata dalle frodi, è in Italia un problema serio, non si può escludere che alla base del livello comparativamente elevato dei premi vi siano anche altre cause, inerenti alla efficienza e alla concorrenzialità del mercato”. 

Primi anche nelle frodi
E per chiudere questa panoramica veniamo a uno dei nodi che caratterizza in negativo il nostro paese: quello delle frodi. Di cui è sicuramente l’apice il fatto che, complice anche la crisi (ma il fenomeno è ben presente anche da prima) aumenta il numero di vetture che girano senza assicurazione o magari hanno contrassegni falsi. Una stima del fenomeno è difficile, ma si va dai 3,1 milioni di vetture stimati dall’Ania (pari al 7% del parco circolante) ai 4 milioni che si ottengono mixando i dati Ania con quelli Aci sulle immatricolazioni. Ma sui giornali, oltre a queste medie ci sono anche dati più concreti: a Roma, nell’ottobre scorso, il 9% delle auto e il 15% dei motocicli in transito nella Ztl erano senza assicurazione. Cifre analoghe a Milano, anche se la capitale del fenomeno è ritenuta Napoli dove si stima siano 800 mila i veicoli coinvolti. Intorno a questa montagna di auto non in regola, ruota un corollario di situazioni fuori legge. Nel 2011 ci sono stati 26 mila incidenti con auto non assicurate, più 21 mila incidenti con vetture non identificate. C’è chi scappa, chi ha un contrassegno che magari poi risulta falso. Poi per completare la casistica c’è chi costruisce falsi incidenti, chi invece simula danni (specie fisici) non veri. Non andiamo oltre nei dettagli di questo mondo che viaggia fuori legge o cercando di aggirarla. Qui però è del tutto evidente che, crisi o non crisi, questa ampia casistica (come più in generale la storia dell’evasione fiscale insegna) finisce col tradursi in un costo maggiore per tutte le persone oneste che fanno le cose in regola, pagano il premio e magari non fanno neppure incidenti.

Dario Guidi (Settembre 2013)


L’Ivass e i consumatori

Sul fronte della tutela del consumatore vale poi la pena segnalare una serie di attività che l’IVASS (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni) ha messo in campo.
Si parte dalla regolamentazione della gestione dei circa 118 mila reclami inviati dai consumatori alle imprese di assicurazione per manifestare il proprio malcontento. L’Istituto valuta trimestralmente il comportamento delle imprese: tempi medi di risposta (23 giorni in media nel 2012), tempestività degli interventi e, quindi la capacità di “autocorrezione” dell’impresa.
L’IVASS gestisce poi, annualmente, oltre 31.000 reclami che i consumatori, insoddisfatti delle risposte ricevute dalle compagnie, indirizzano all’Istituto; circa il 70% riguarda la materia r.c. auto, in prevalenza ritardi nella liquidazione dei sinistri.
Al debutto, dal 1° settembre 2013, è poi l’home insurance: i consumatori che stipulano una polizza potranno chiedere l’attivazione, nel sito internet dell’impresa, di un’area riservata a cui accedere, per consultare in tempo reale la propria posizione assicurativa. In più è in funzione un Contact center consumatori (numero verde 800-486661), un servizio telefonico gratuito con l’obiettivo di migliorare l’assistenza e l’orientamento ai consumatori sui loro diritti, sugli obblighi delle imprese e degli intermediari, sulla loro regolare autorizzazione e, più in generale, sulla normativa assicurativa.
Da ultimo, l’IVASS si è attivato per contrastare la commercializzazione di polizze r.c. auto contraffatte; si tratta di polizze emesse da imprese che risultano poi inesistenti o che non hanno i requisiti per operare in Italia. in realtà, le polizze vengono commercializzate: da imprese/intermediari italiani abusivi, che utilizzano denominazioni generiche o che si appropriano, alterandoli, di nominativi di soggetti effettivamente operanti sul mercato; on line, tramite siti internet “fantasma”, da intermediari italiani ed esteri che, di norma, risultano abusivi. Sul sito IVASS (www.ivass.it) è disponibile una black list costantemente aggiornata, contenente l’elenco dei “Casi di contraffazione o società non autorizzate” (111 tra il 2011 e il 2013).

Misure in arrivo per migliorare

Ma come si può migliorare questa situazione così complessa legata all’Rc auto?
Diversi sono i provvedimenti in gestazione. L’IVASS sta definendo interventi antifrode prevedendo la creazione, presso l’Istituto, di una piattaforma tecnologica che consente di acquisire dati spesso frammentati e metterli a disposizione del mercato e delle Autorità.
Sono operativi criteri più rigorosi per la valutazione delle lesioni personali di minore gravità (nella categoria che comprende i “colpi di frusta” c’è già stato un calo del 20%).
Altro punto è quello dell’installazione della scatola nera che consente di rilevare sia i comportamenti alla guida che tutti i dati del veicolo. Ma questo strumento è sinora poco diffuso in Italia (meno del 3% di assicurati).
Sull’indennizzo diretto, introdotto nel 2007 per facilitare i danneggiati e incidere sul contenimento delle tariffe, il bilancio non è positivo in quanto il sistema, basato su criteri forfettari, non ha incentivato le imprese ad effettuare controlli adeguati e dunque non ha abbassato i costi; l’IVASS sta lavorando a nuove regole di prossima emanazione.
Poi c’è un tema di concorrenza complessiva del sistema, di trasparenza su prezzi e condizioni delle polizze al fine anche di favorire la mobilità degli assicurati con il passaggio da una compagnia all’altra. A questo proposito, è in funzione il servizio pubblico Tuopreventivatore accessibile dai siti dell’IVASS e del Ministero dello Sviluppo economico (www.ivass.it, www.sviluppoeconomico.gov.it) che consente di confrontare le varie offerte presenti sul mercato.
E più trasparenza e concorrenza è proprio ciò che chiedono le associazioni di utenti e consumatori.

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