Sono 1.708 le imprese confiscate alla mafia in via definitiva a gennaio 2013, il 70% in piu’ rispetto all’inizio della crisi nel 2008.
”E le aziende sequestrate sono almeno dieci volte tanto”, spiega il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino, presentando alla Camera le 100 mila firme raccolte per la legge di iniziativa popolare ‘Io riattivo il lavoro‘. Oggi in nove casi su 10 dopo il sequestro le aziende falliscono secondo l’Agenzia nazionale per i beni confiscati. La campagna ‘Io riattivo il lavoro’ contiene una serie di proposte per rendere le aziende sottratte alle mafie” presidi di legalita’ democratica ed economica, capaci di garantire lavoro dignitoso e legale” ai circa 80 mila lavoratori coinvolti. Ecco quindi una banca dati nazionale per tutelare la loro posizione sul mercato, sostegni al reinserimento e all’emersione dei dipendenti e strumenti per facilitare la riconversione e ristrutturazione. Al progetto partecipano Anm, Libera, Arci, Acli, LegaCoop, Avviso Pubblico, Centro studi Pio La Torre e SoS impresa. ”Alla mafia quello che interessa di più è la roba. Quando si vanno a toccare i loro patrimoni è sempre un colpo duro”, spiega Franco La Torre, figlio di Pio, citando Luigi Pirandello. La mappa delle attività sequestrate mostrano la diffusione dell’economia mafiosa dall’Italia meridionale a quella Settentrionale. Le regioni con il numero piu’ alto di aziende sono la Sicilia (36%), la Campania (20%), la Lombardia (13%), la Calabria (9%) e il Lazio (8%). Tutti i settori produttivi sono coinvolti a partire dal terziario (55% della aziende confiscate), l’edilizia (27%) e l’agroalimentare (6%).
4 giugno 2013 – fonte: ansa