Ambiente

Tutti i mali dell’acqua pubblica (e le proposte per guarirli)

Rubinetto.jpgPerdite di rete in media superiori al 35% (ma si arriva anche la 70%), rete fognaria che ancora non serve il 15% degli italiani, depuratori malgestiti, inadeguati o addirittura inesistenti per un italiano su 3, acqua che esce a singhiozzo dai rubinetti, soprattutto a sud, circa il 35% dei corpi idrici di superficie che non raggiunge gli standard di qualità ambientale. Per individuare gli obiettivi concreti per tracciare la rotta corretta per proteggere questa risorsa, l’Assemblea Nazionale Acque, che si è svolta in preparazione degli Stati Generali della Green Economy 2013, ha lanciato 4 proposte che partono da questo quadro generale: in Italia sono disponibili 52 miliardi di m3 di acqua (circa l’80% effettivamente utilizzata) e di questa il 50% è utilizzata in agricoltura, il 15-20% per uso domestico, il 30-35% per uso energetico/industriale.

Ecco le 4 proposte per avviare una strategia nazionale per la gestione della risorsa acqua:

  1. Dare piena attuazione alle direttive europee aggiornando, integrando, adeguando le norme nazionali. In attesa della riforma complessiva del settore, prioritaria è l’effettiva operatività dei distretti idrografici con la ridefinizione dei loro confini e la revisione dei piani di gestione il cui coordinamento, per l’aggiornamento, deve essere affidato alle Autorità di bacino nazionali.
  2. Reperire le risorse necessarie che sono state stimate per le infrastrutture acquedottistiche, fognarie e depurative in 66 miliardi di euro in 30 anni con un effetto occupazionale stimabile tra 150.000 e 200.000 addetti, attraverso in primo luogo la qualificazione dell’ uso dei Fondi strutturali 2014-2020. È stato stimato (Autorità dei Contratti Pubblici) che con un miliardo di euro è possibile coinvolgere da 10.000 a 15.000 lavoratori in attività di medio-lungo termine. In particolare per rendere più efficiente sotto il profilo ambientale la spesa pubblica è necessario introdurre meccanismi premiali per l’assegnazione delle risorse, come: soluzioni impiantistiche flessibili per forti fluttuazioni di carico come negli agglomerati turistici; utilizzo elevato delle acque reflue depurate associata a tecnologie che riducono l’acqua per irrigare; soluzioni impiantistiche a basso impatto; recupero dell’energia termica dall’acqua depurata; miglioramento dell’uso dell’acqua in agricoltura con l’incentivazione di pratiche di irrigazione più efficienti, il riutilizzo delle acque, la costruzione di piccoli invasi e la prevenzione degli sprechi.
  3. Migliorare le prestazioni ambientali del settore valorizzando il risparmio idrico con l’introduzione dei “certificati blu”, riconoscendo gli incentivi a chi riutilizza le acque reflue depurate, soprattutto in agricoltura, riducendo le dotazioni idriche portandole a 200 litri per abitante al giorno (ora sono in media superiori del 20-40%) e le perdite idriche che non dovrebbero superare il 20%.
  4. Coinvolgere i cittadini attraverso percorsi di comunicazione e formazione. Una strategia di informazione potrà aumentare l’attenzione e la consapevolezza sui temi dell’acqua e grandi campagne di comunicazione potranno sensibilizzare i cittadini. L’innovazione tecnica e la gestione sostenibile delle acque deve entrare anche a far parte dei programmi di istruzione superiore e universitari del settore.

 

16 luglio 2013 – fonte: helpconsumatori

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