Ambiente

Miniere urbane, via al riciclo di materiali preziosi e rari

Raee riciclabili

Miniere a cielo aperto nel cuore delle nostre città. Formate da montagne di rifiuti (edili, plastiche, suppellettili, ecc.) di cui, nell’economia circolare, c’è grande bisogno. Uno scenario alla Don De Lillo, lo scrittore degli scarti come metafora del nostro tempo, ribaltato in positivo grazie all’urban mining (l’estrazione urbana dei rifiuti). Su una categoria, in particolare, si concentrano ultimamente gli interessi dei “pionieri del XXI secolo”: i materiali elettrici ed elettronici (Raee). Sono infatti una fonte preziosa per ricavare le materie prime “critiche”, quelle cioè indispensabili per la transizione ecologica (Green Deal) e tecnologica: in aree geologicamente giovani come l’Europa, però, scarseggiano in natura e importarle costa ed espone a rischi di fluttuazione dei prezzi e dipendenza da altri paesi.

Il primo impianto di questo tipo in Italia, specializzato nell’estrazione e selezione dei metalli preziosi contenuti in schede elettroniche di smartphone e computer, sarà operativo entro l’anno in Valdarno, nell’Aretino. Un secondo è previsto nel Senese, sempre del gruppo Iren, dedicato ai pannelli fotovoltaici. Dietro c’è una ricerca di The European House-Ambrosetti secondo la quale ne serviranno almeno 7, di impianti così, (per un investimento complessivo di circa 336 milioni di euro), se si vuole intercettare la nuova età dell’oro, del palladio e del rame. Il fabbisogno nell’eolico e nel fotovoltaico infatti è in forte in crescita, si stima fino a 11 volte da qui al 2040.

Alternativa sostenibile. È chiamato urban mining il processo di riciclo dei rifiuti delle città da cui ottenere materie prime secondarie di varia natura. Tra queste, metalli e minerali che sono detti “critici” sia per la loro importanza economica, sia per l’alto rischio di approvvigionamento dovuto alla concentrazione nelle mani di pochissimi e fortunati paesi.

I cinesi forniscono il 56% delle materie critiche all’Europa, la Turchia il 98% dei borati, il Sudafrica il 71% del platino e percentuali maggiori dei metalli del gruppo del platino (iridio, rodio, rutenio), mentre il litio proviene per il 78% dal Cile. Hanno un peso, nella bilancia estrattiva mondiale, Sud America, Usa e Australia. Quanto all’Italia, alcuni giacimenti sono in Piemonte, Toscana e Sardegna, ma è sull’arco alpino che il governo, che vuole riaprire le miniere vere e proprie, ha individuato un buon numero di siti. «Possediamo 16 delle 34 materie prime critiche indicate dall’Europa – ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – in miniere che sono state chiuse 30 anni fa». Siamo al secondo posto in Europa, dietro la Germania, per l’utilizzo di materie critiche.

Litio e cobalto, che sono le principali, indispensabili per le auto elettriche, saranno sempre più importanti. Non di meno lo saranno le materie prime “strategiche”, un sottoinsieme guidato da rame e nichel, e le “terre rare”, nome dato a un piccolo gruppo dalle grandi capacità di conduzione e magnetiche permanenti: oltre il 9o% della produzione mondiale qui proviene dai cinesi, che riforniscono per il 98% l’Europa.

Quasi superfluo è aggiungere che le “strategiche” sono chiamate così per il largo utilizzo in settori chiave dell’economia, come energie rinnovabili, mobilità elettrica, digitale, industria aerospaziale, difesa. E, non da ultimo, per le ricadute che hanno sull’ambiente, viste le grandi capacità di essere recuperate più volte rispetto alla volatilità delle fonti fossili. Lo spiega bene l’ingegner Roberto Morabito, direttore del dipartimento Sostenibilità sistemi produttivi e territoriali di Enea: «A oggi, in un sistema energetico completamente decarbonizzato, noi saremmo totalmente dipendenti dall’estero per le materie critiche (l’Europa al 75%, l’Italia al 99%, ndr), ma con una possibilità enormemente più alta di affrancarci rispetto alle fonti fossili. La strada maestra è la circolarità: le nostre città sono miniere a cielo aperto e i Raee la fonte più certa ed efficace anche se guardiamo alle tempistiche. Servono tecnologie innovative? La comunità scientifica ne sta sviluppando moltissime».

Carissime terre. Ma quale tesoro che non vediamo è nascosto nei Raee? Dai pannelli fotovoltaici si ricavano silicio, rame e argento, dalle batterie il litio, dai circuiti stampati, oltre al rame e all’argento, il palladio. Negli smartphone ci sono argento, oro e platino, nonché il ricercatissimo rame che viene rubato in tante città. Le “terre rare” sono, ad esempio, nelle lampade fluorescenti e negli hard disk, e stanno diventando carissime. «A causa del conflitto in Ucraina e delle guerre dimenticate, per alcune delle materie critiche – continua Morabito – assistiamo a una forte impennata dei prezzi destinati ad aumentare ancora di più col crescere della domanda, che per alcuni metalli, come il litio, nel 2040 sarà di oltre 40 volte superiore».

L’Europa a marzo ha riaggiornato le liste e fissato gli obiettivi. I metalli “critici” che nel 2011 erano 14, oggi sono saliti a 34. Nel Critical Raw Materials Act è scritto che entro il 2030 almeno il 10% delle materie prime critiche consumate dovrà essere estratto in Europa, dove dovrà avvenire almeno il 40% della lavorazione; e che il 15% come minimo dei metalli dovrà arrivare da attività di recupero e riciclo, fino a un massimo del 65% da un unico paese terzo. Oggi la stragrande maggioranza dei nostri Raee viene trattata all’estero. Ma di miniere urbane l’Italia, che è grande consumatrice di dispositivi elettronici, è piena, e nel riciclo siamo forti. Non va poi dimenticato che l’estrazione dal sottosuolo è un processo inquinante oltreché costoso, che sarebbe meglio evitare. Al punto che un gruppo di docenti italiani (Fondazione Rara), in audizione dal governo, ha proposto materiali sostenibili alternativi, creati da combinazioni di materie non naturali gestite da un algoritmo. Il futuro (verde) è anche questo.  

Tag: riciclare, materie prime

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