Ambiente

L’invasione degli “ultrapesci”, esotici e pericolosi

Crostacei prelibati, come il granchio blu reale o dell’Atlantico, che però è un grande divoratore di pesci destinati al consumo e un demolitore di reti da pesca. E altre specie aliene, altrettanto invasive dei nostri mari, alle quali è meglio prestare grande attenzione, ovvero conoscerli per poi riconoscerli: per nominare le principali quattro, il pesce palla maculato (tossico e non commestibile), il pesce scorpione (punture molto dolorose anche 48 ore dopo la morte dell’animale), il pesce coniglio scuro e il pesce coniglio striato (occhio alle loro spine, sono specie erbivore che devastano i fondali ma possono fare male anche a chi le tocca). “Attenti a quei 4!” avvertono infatti l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim), che hanno lanciato l’omonima campagna per informare la popolazione, spiegare come riconoscere e monitorare la presenza di specie esotiche mai viste prima. 

Questi “ultrapesci”, segnalati per la prima volta in Sicilia, sono giunti dal canale di Suez come tanti altri per effetto della tropicalizzazione del Mediterraneo favorita dalla crisi climatica, e si stanno rapidamente diffondendo: due esemplari di pesce scorpione sono stati avvistati nelle acque della Calabria a fine giugno. Lo stesso si teme che possa fare il pesce istrice (o pesce porcospino), originario dell’Atlantico meridionale, la cui commercializzazione a scopo alimentare è vietata già dal ‘92 perché può accumulare la tetrodotossina: un esemplare è stato trovato spiaggiato, questa primavera, a Santa Marinella, sulla costa del Lazio, forse entrato accidentalmente nel Mediterraneo attraverso lo stretto di Gibilterra. È il secondo avvistamento di un pesce istrice dopo quello di diversi anni fa in Sardegna.  

Tag: biodiversità, mare, mediterraneo

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