Ambiente

Le seppie sono più brave di Oscar Wilde

Coloratissime seppie

E’ noto l’aforisma del grande scrittore irlandese, Oscar Wilde: «Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni». Meno noto è che le seppie,  invece, pare lo sappiano fare benissimo.

Giulia Bignami, nel suo libro “I gatti lo sanno” (Giunti, 2023), ha descritto alcuni comportamenti di animali che ci fanno sorridere, ma ci mettono anche in relazione con specie apparentemente molto distanti dalla nostra. La sua passione, come ci ha confessato, sono le seppie, alle quali ha dedicato ben quattro capitoli del libro. «Nutro una profonda curiosità verso tutti gli animali – racconta – ma questi molluschi cefalopodi sono quanto di più alieno possa esistere sulla Terra».

Ma le tentazioni? «Facciamo un passo indietro» spiega Giulia: «Negli anni Settanta Walter Mischel, uno psicologo dell’Università di Stanford, fece un esperimento per misurare la capacità di autocontrollo dei bambini fra i tre e i cinque anni. Messi davanti a un dolcetto, un marshmallow (che diede pure il nome alla ricerca, marshmallow experiment), veniva detto loro che potevano mangiarlo subito, ma che se avessero aspettato quindici minuti ne avrebbero avuto anche un altro. Lo studioso usciva dalla stanza e il bambino, che pensava di essere da solo, veniva filmato. E qui inizia il bello. Come si comporta un bambino così piccolo di fronte alla tentazione? Alcuni resistevano, alcuni si voltavano, altri ancora annusavano il dolcetto. I più furbi lo scavavano da dentro in modo da farlo sembrare integro agli occhi dello sperimentatore per ricevere il premio. Nel corso degli anni quei bambini, oggi cinquantenni, sono stati seguiti e questo studio, apparentemente elementare, ha rivelato degli aspetti del comportamento molto interessanti. Chi ha resistito alla tentazione di mangiare il dolcetto ha dimostrato di avere più successo nella vita, nello studio e nel lavoro».

E quale sarebbe la relazione tra un comportamento infantile e i cefalopodi? «L’esperimento è stato declinato molti anni dopo nei laboratori di Biologia marina nell’Università di Chicago con il nome di shrimp experiment, vista la passione delle seppie per i gamberetti», racconta la studiosa. «È stato fatto vedere loro un pezzo di carne di gambero, a cui potevano avere accesso subito, oppure un premio più interessante, un gamberetto vivo saltellante che stava dietro una porticina che si apriva solo dopo un po’ di tempo. Questo era il dilemma: meglio un pezzo di carne di gambero ora, preso il quale però il premietto più succulento spariva, oppure, aspettare per potere avere proprio quello? Ebbene – prosegue Giulia Bignami – è stato visto che le seppie sono in grado di temporeggiare fino a due minuti pur di mangiare il premio più gustoso. I filmati mostrano le seppie che si voltano, esattamente come facevano i bambini, per evitare di cedere al desiderio». Perché le seppie sono dotate di questo straordinario autocontrollo? «Perché non hanno un esoscheletro – spiega la studiosa – sono molli, quindi vulnerabili quando escono dalla tana per andare a caccia. Meglio ponderare bene la situazione e aspettare la preda giusta per evitare pericoli. Mi è piaciuto il parallelismo tra un animale così strano e i bambini. Questi studi mostrano anche le radici di un comportamento comune ma con motivazioni molto diverse». 

Nel libro viene raccontato un altro studio interessante condotto dalle università americane, giapponesi e australiane che riguarda il sonno. «Solitamente le seppie vengono studiate da sveglie, ma in questo caso sono state osservate dopo averle messe al buio – prosegue l’autrice – una condizione che le fa entrare in uno stato di quiescenza simile al sonno. Sappiamo che i mammiferi, incluso l’uomo, ma anche gli uccelli e alcuni rettili hanno il sonno diviso in due fasi, quello a onde lente e quello, noto con l’acronimo Rem (rapid eye movement), durante il quale sognano. Ebbene, pure le seppie sembrano seguire questo schema: dopo una prima fase in cui erano tranquille, si sono visti i tentacoli avere degli spasmi ma, soprattutto, la pelle cambiare colore.
Le seppie, come i polpi, infatti, hanno questa capacità grazie a delle cellule che si chiamano cromatofori. Sono reazioni a stimoli esterni, cambiano colore per sedurre, per fuggire o per litigare. Nessuna di queste cose succedeva nella vasca buia, eppure i colori e i pattern cutanei cambiavano velocemente, tra le trentasei e le sessantacinque volte al minuto, circa venti volte di più rispetto agli stati di quiescenza e di veglia. Gli scienziati hanno così dedotto che nei sogni le seppie ritrovavano i ricordi, esattamente come facciamo noi». 

Non solo le seppie sono raccontate nel divertente libro di Giulia Bignami, ma anche altri animali. Pare che le lumache si innamorino, che i delfini siano sedotti dai trucchi di magia e che i piccioni siano sensibili alla bellezza. Naturalmente ci sono anche i gatti, ai quali l’autrice è particolarmente affezionata, veri propri animali spirituali dotati di una profonda capacità comunicativa.   

Tag: Animali, etologia

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