Mal d’aria nelle nostre città, malate di smog ma sempre più insofferenti per i cantieri, come a Bologna per la rete tranviaria, e spaccate sul limite dei 30 orari o sulle restrizioni al traffico, come a Milano, con i ticket d’ingresso nella cerchia dei bastioni e l’annunciata Ztl a San Siro. Tentativi di dare risposte alla congestione del traffico, eppure ci sono più articoli di giornale su disagi, monopattini abbandonati e autovelox che non sul mal d’aria ai polmoni.
Solo cinque anni ci separano dai nuovi limiti europei, più ambiziosi, sulla qualità dell’aria, e molte città arrancano. Siamo il Paese con più auto per abitante del Vecchio Continente e il primo per morti attribuibili all’inquinamento atmosferico (circa 50 mila decessi prematuri l’anno), ma i centri urbani – conferma “Mal’Aria di città 2025”, il report di Legambiente – sono distanti dai parametri che entreranno in vigore nel 2030. Per rispettarli Verona, maglia nera per concentrazione media annuale di PM10 (le polveri sottili), dovrebbe ridurre del 39% il suo gap, Cremona e Padova del 36% e 35%, Milano (che è quinta) del 34%.
Aria inquinata, il cammino delle città
Più di un terzo del cammino resta da compiere per le prime dieci città capoluogo di provincia con il problema del particolato. Va peggio per quelle come Napoli e Palermo alle prese col biossido di azoto (NO2), rispettivamente con 40,3 e 39,8 microgrammi per metro cubo: per loro c’è la metà della strada davanti per arrivare agli standard più stringenti della direttiva Ue. Le due città metropolitane del sud precedono Milano, Como, Catania e Torino, che deve comunque scendere del 36% nelle emissioni di NO2 per essere davvero “smart”.
Il bicchiere mezzo pieno c’è ed è che per le medie annuali di PM10 e NO2 nessuna città italiana supera i limiti della normativa vigente. Una tendenza che prosegue da anni, confermata dall’ultimo report del Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) che sottolinea la discesa del biossido di azoto in quasi tutte le stazioni di monitoraggio. Ciò non esclude che 25 capoluoghi abbiano “sforato” nel 2024 i limiti di legge giornalieri per il PM10 (35 giorni all’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo): in cima troviamo Frosinone per il secondo anno di fila con 70 giorni, seguita da Milano-centralina di via Marche con 68, poi Verona, Vicenza e altre città venete. In Emilia-Romagna ben 5 città su 9 hanno superato i giorni di sforamento. Nello scenario al 2030, sarebbero al momento solo 28 su 98 le città sotto la soglia di 20 µg/mc, che sarà quella consentita per le polveri sottili. Dunque il 71% dei nostri centri urbani sarebbe fuorilegge, mentre per l’NO2 il 45%.
Negativa è anche la situazione dell’ozono: solo il 16% delle stazioni ha rispettato l’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana. Inquinante tipico dei mesi estivi, ai livelli correnti di concentrazione atmosferica gli viene imputato un impatto sanitario globale di circa un milione di morti precoci, su 9 milioni c0mplessivi, 24 mila delle quali nella Ue (fonte Agenzia europea dell’ambiente 2020). Va ricordato che oltre alla mobilità incidono sulla qualità dell’aria altre fonti antropiche a partire da riscaldamento domestico, scarichi industriali e allevamenti zootecnici.
Smog e salute sottostimata
«Il dato dei 50 mila decessi prematuri l’anno per l’inquinamento potrebbe essere, purtroppo, addirittura sottostimato», osserva Daniele Mandrioli, direttore del Centro di ricerche sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, impegnato nella lotta contro le malattie ambientali. «Gli indicatori che abbiamo sono sempre più preoccupanti specie per le particelle ultrafini, cioè il particolato atmosferico di diametro inferiore a 0,1 micron (PM0,1) e fini (sino a PM2,5), nonché benzene e formaldeide. Ogni giorno vengono fuori nuove evidenze sulla correlazione con malattie non solo tumorali e respiratorie, ma cardiovascolari e immunitarie, ad esempio. Il numero delle cosiddette patologie non trasmissibili legate a inquinamento atmosferico è in continua crescita. D’altro canto – continua Mandrioli –, abbiamo lavorato di recente con l’Onu e sono emersi dati impressionanti sull’effetto del lockdown, quando le esposizioni erano al minimo, sulla riduzione della mortalità. Cosa può fare il singolo cittadino per difendersi? Poco o niente. Indossando una mascherina Ffp3 antipolveri ultrafini, una persona anziana può andare in affanno dopo pochi metri. Le uniche misure utili sono quelle di salute pubblica, sistemiche».
Le città più inquinate
La tabella, ricavata dai dati di Legambiente, incrocia i due parametri principali dell’inquinamento (polveri sottili e biossido di azoto) nelle città in cui sono più alti.
CITTA’ – PM10 – N02
Milano 30.5 33.4
Trento 28.8
Venezia 29.7
Verona 32.6 27.8
Cremona 30.7
Modena 28.0
Torino 31.3
Genova 26.7
Padova 30.7 25.5
Rovigo 30.0
Pescara 24.7
Roma 29.6
Napoli 28.2 40.3
Andria (BA) 25.0
Palermo 30.0 39.8
Catania 30.7
Cagliari 28.5
dati in microgrammi per metro cubo d’aria
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