Ambiente

Il bello e il buono del biologico

Il bello e il buono del biologico

Nonostante la crisi ne compriamo sempre di più. Andiamo a scoprire perché

Il biologico continua a crescere. Nonostante la crisi, nonostante le contraffazioni (peraltro rare e smascherate), nonostante i carrelli della spesa degli italiani si facciano più leggeri, il biologico non è più una moda o una nicchia di mercato: è una realtà significativa e ormai preminente dell’agroalimentare italiano. Mentre l’agricoltura tradizionale soffre (e in consumi calano), il bio continua a crescere sia per consumi che per numero di produttori.
Vale la pena ricordare cos’è l’agricoltura biologica, ovvero un modello di sviluppo sostenibile, basato sui principi di salvaguardia e valorizzazione delle risorse, e sul rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della salute di chi consuma. Il termine "agricoltura biologica" indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l'impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l'utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).

Sempre in crescita
I dati: il trend di crescita annuale è del 10%, o più, dal 2008 al 2011 che coincidono proprio con gli anni di maggiore crisi economica. Nei primi mesi del 2012, FederBio (l’associazione che riunisce quasi il 50% dei produttori biologici italiani) registra non tanto un leggero calo, quanto un rallentamento della crescita, che si attesta intorno al 5%. Ma ormai il 52% degli italiani compera almeno un prodotto biologico ed è di oltre 3 miliardi di euro il fatturato complessivo del settore, per una spesa media pro capite di circa 33 euro all’anno. Solo inglesi, francesi e tedeschi, consumano più biologico degli italiani. 47.663 gli operatori certificati al 1° gennaio 2011 e 190mila circa gli addetti. "La realtà che questi dati ci svelano – spiega Paolo Carnemolla, presidente di FederBio – è quella di una percentuale sempre più rilevante di consumatori che si sta orientando verso uno stile di vita ecosostenibile. Si tratta di consumatori attenti, capaci di privilegiare la qualità rispetto alla quantità. Perchè il biologico non risente della crisi? In una situazione come quella attuale, la contrazione dei consumi colpisce purtroppo le fasce più povere, che già da prima non si rivolgevano al biologico. Per questo il nostro comparto non conosce flessione nei consumi, ma semmai un rallentamento dello sviluppo".
Una nota dolente, tuttavia, c’è. La produzione nostrana – per quanto sempre in crescita – non riesce a tenere il passo dei consumi interni, tant’è vero che anche le importazioni crescono, per tenere il passo del mercato interno. Nonostante l'Italia sia uno dei paesi europei col maggior numero di produttori biologici. Nell’ultimo decennio le importazioni sono cresciute del 49% (importiamo non solo prodotti esotici come zucchero di canna, cacao e banane, ma anche grano, patate, riso e olio extravergine).
"Questa crescita tanto rilevante del nostro mercato – spiega infatti Carnemolla – non si è accompagnata a una crescita produttiva nazionale. Se l’agricoltura convenzionale è in crisi, perché al produttore resta in tasca pochissimo di quello che spende il consumatore per la merce, immaginiamo quello che succede all’agricoltura biologico, che ha costi non comprimibili. Acquistare il biologico a meno del prezzo giusto, significa essere consapevoli di sfidare la legge…" Ma che significa comprare all’estero? "Significa allungare la filiera: ma così aumenta anche il rischio di incappare in qualche truffa, come quella del dicembre scorso" (quando prodotti importati dalla Romania sono stati messi in vendita da aziende italiane come biologici quando biologici non erano per nulla, ndr). E allora? "L’unico antidoto al rischio di contraffazioni è proprio questo: accorciare la filiera avvicinando produttore e consumatore. E comunque i controlli ci sono, prova ne sia che le truffe vengono puntualmente scoperte".

I controlli
Allora vale la pena ricapitolarli, questi controlli. "Anzitutto in Italia c’è un doppio sistema: quello degli organismi di certificazione e quello pubblico, perciò il biologico nazionale è ancora più sicuro di quello degli altri paesi".
In sostanza, ecco come funziona: gli organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole (come Ecocert o Bioagricert) sono enti privati a cui la legge assegna il compito di verificare il rispetto dei regolamenti attuativi (che sono sia europei che nazionali) da parte delle aziende biologiche e concedere il proprio marchio da apporre alle etichette dei prodotti venduti dall’azienda associata. Questi organismi di controllo effettuano ispezioni presso le aziende associate con cadenza almeno annuale. L’ispezione consiste in un sopralluogo di un incaricato dell’organismo certificatore che controlla il rispetto delle normative, la tenuta dei registri e se necessario, in presenza di sospette violazioni, preleva campioni da far analizzare presso strutture pubbliche. "Il consumatore può ulteriormente tutelarsi: ad esempio con la vendita diretta, dunque accorciando – come si diceva – la filiera. Oppure con l’acquisto del biologico presso la grande distribuzione che offre una ulteriore serie di suoi controlli interni e sistemi di certificazione che si affiancano a quelli esistenti. Ancora: un’ulteriore difesa che il consumatore può mettere in atto è quella di acquistare prodotti di provenienza italiana. Il consiglio è quindi di leggere sempre le etichette".

Le quote di mercato
Da stime Federbio sul 2011, alla grande distribuzione spetta il 40% delle vendite di prodotti biologici, sia freschi che confezionati; poi vengono i negozi specializzati nel biologico (erboristerie comprese) che hanno una quota di mercato del 30%; sta crescendo la quota della vendita diretta attraverso i Gas, gruppi di acquisto solidale (nel 2011 sono aumentati del 44%), e i mercatini, attestando sul 15%; infine troviamo i tradizionali negozi di alimentari. 

I prodotti più venduti
Relativamente ai prodotti (dati 2010) crescono i consumi di prodotti lattiero caseari (+13,2%), nonché biscotti, dolciumi e snack (+13,5%). Positiva anche la dinamica dei consumi di frutta e ortaggi bio, in crescita del 4,2% e delle uova (+7,4%), prodotto che rientra nella graduatoria dei cinque più venduti.

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