Ambiente

Com’è sano essere… al verde

Com'è sano essere… al verde

Gli attrezzi da giardinaggio tengono conto anche del nostro benessere. Prima di acquistare un rasaerba vediamo come e perché

Nulla di particolarmente nuovo sotto il sole se non una terapia dolce che si afferma, la Garden Therapy (terapia del giardinaggio) – i medici la considerano un valido supporto al recupero funzionale e di disabilità minori quali stress, ansia, depressione – e alcuni attrezzi che interpretano alla lettera tale concetto di benessere psico-fisico ricercato sui prati (o tra i vasi del balcone di casa) grazie al contatto rilassante e "tonificante" con la natura.
Uno di questi attrezzi è il rasaerba, detto anche tosaerba, tra gli oggetti principe del giardinaggio. In omaggio alla Garden Therapy e alla crescita dell'età media della popolazione, una celebre casa produttrice ha lanciato sul mercato un rasaerba ergonomico "salva schiena". A certificarne le qualità è un istituto tedesco che si occupa di prevenzione delle patologie vertebrali. Questo utensile è stato progettato per ridurre al minimo gli sforzi e le sollecitazioni sull'apparato locomotore, con un'impugnatura ergonomica a otto posizioni che dovrebbe consentire una giusta postura e inoltre, sperano gli ingegneri, muovere di più anche il mercato. L'intero settore della manutenzione del verde infatti (trattorini, tagliabordi, tagliasiepi, decespugliatori, ecc.) patisce la crisi economica facendo registrare in Italia nel 2011, dopo anni di tumultuosa crescita, una flessione del 4,8% rispetto al 2012: il peggior dato degli ultimi sette anni (controbilanciata nei negozi Coop soprattutto dalle vendite dell'arredo giardino).
Accanto alla carta del benessere abbinato all'aria aperta i produttori provano a giocare anche il jolly della praticità, lanciando sul mercato un rasaerba non per tutte le tasche ma interessante perché "polverizza" i residui della falciatura (tramite speciali lame ad effetto centrifuga) all'interno della scocca, annullando il problema della raccolta e del successivo conferimento in discarica. Il sistema – che può essere congeniale a chi è alla prese con grandi superfici o soffre di qualche impedimento fisico – promette risultati simili a quelli del "mulching" (vedi box), ma senza gli svantaggi di quest'ultimo metodo di taglio che richiede una maggior frequenza delle falciature e l'erba lasciata più lunga. Le abitudini dell'hobbista giardiniere resterebbero, dunque, le stesse con il "taglio polverizzato" rispetto al metodo tradizionale che prevede il sacco di raccolta; e in più ci sarebbero i vantaggi dell'assorbimento da parte del terreno e della sveltezza delle operazioni. Che si azzerano poi del tutto se si opta per un robot tagliaerba, una macchina completamente automatica che sparge anch'essa i residui triturati sul terreno ma per contro è la più costosa della compagnia. 

Orientarsi nella scelta
La scelta di una falciatrice non può prescindere da altri requisiti di fondo al di là del metodo di taglio. Senza cadere nei professionali, dobbiamo deciderci tra il motore a benzina, l'elettrico o la batteria al litio. La prima tipologia è la più indicata per i grandi tappeti erbosi e/o con molte piante da curare (ma richiede una maggiore manutenzione, dal cambio d'olio a quello di filtro e candela); la seconda e la terza categoria si fanno preferire dove ci sono angoli e dislivelli nonché per via dei minori consumi e del minor impatto ambientale. Sulle superfici ridotte va bene un tosaerba a spinta, su quelle maggiori o in pendenza il semovente, cioè con la trazione sulle ruote che alleviare lo sforzo fisico. Quanto ai prezzi, è saggio spendere di più solo se l'utilizzo giustifica la spesa in rapporto alle caratteristiche del prato e… degli utilizzatori .   
 

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