Ambiente

Buone e cattive notizie, il bilancio ambientale del WWF

orsopolare.jpgTempo di bilanci di fine anno e questa volta il WWF accende i riflettori su tre temi cruciali per la sostenibilità, la tutela della biodiversità e degli ambienti vitali del pianeta: 3 immagini simbolo dei fatti principali accaduti nel 2013, che meritano di essere ricordati.

La buona notizia dell’anno parla di biodiversità e proviene dal bacino forestale tra i più importanti del nostro pianeta, quello dell’Amazzonia: lo scorso autunno è stata annunciata la scoperta di oltre 440 nuove specie di animali e piante a conclusione di 4 anni di ricerca, a conferma del fatto che quest’area costituisce uno dei più importanti serbatoi di biodiversità del mondo e regolatore del clima al livello globale. Tra le specie scoperte una minuscola rana (Allobates amissibilis) piccola come l’unghia del pollice, come recita il nome inglese, thumbnail size frog. 
Per questo nel 2014 il WWF concentrerà i propri sforzi per proteggere questa grande foresta pluviale e assicurare uno sfruttamento sostenibile delle sue risorse.

La brutta notizia è che il novembre 2013 è stato il mese più caldo mai registrato, con temperature la superiori di 0.78 gradi Celsius rispetto alla media globale del XX secolo. L’orso polare  è una delle  specie simbolo colpite dagli effetti dei cambiamenti globali. Il risultato di registrazioni climatiche scientificamente validate effettuate da almeno il 1880 e giunge  dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) conclude un anno di eventi climatici estremi che hanno attraversato tutto il globo tra cui le alluvioni nelle Filippine a quelle accadute in Sardegna, una delle regioni tra l’altro, più ricche di biodiversità del nostro paese.

Infine un fatto italiano:  l’alluvione del 18 novembre in Sardegna. Un fatto che è la dimostrazione di come in Italia si sottovalutino gli effetti del consumo del suolo e della cementificazione del territorio sugli ecosistemi naturali, non si tenga conto dei vincoli delle conoscenze, di quanto di grave accaduto in questi ultimi 50 anni e non si faccia prevenzione del rischio idrogeologico. Il tutto si accompagna alla mancanza di interventi urgenti e necessari per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Quanto è accaduto in Sardegna non rappresenta certo l’eccezione, ma la regola: tutta l’Italia è costantemente a rischio. Occorre un serio piano di adattamento ai cambiamenti climatici e manutenzione del territorio per il quale il Ministero dell’Ambiente ha calcolato che ci sarebbe bisogno di un investimento di almeno 1.6 miliardi euro/anno per 15 anni, mentre nel 2014-16 al momento sono stanziati solo 180 milioni di euro.

31 dicembre 2013 – fonte: wwf

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