Ambiente

“Il trasporto pubblico? Resta strategico”

Come cambia la mobilità al tempo del Covid-19? Ne parliamo con Giuseppina Gualtieri, è presidente e amministratore delegato di Tper, la principale azienda di trasporto pubblico locale dell’Emilia-Romagna, ed è nella giunta di Asstra, l’associazione nazionale del trasporto pubblico locale. La prima domanda è sul’impatto del Covid-19. Se allude all’impatto economico a carico delle aziende, senza dubbio si farà sentire sui bilanci sia in termini di mancati ricavi (Asstra ha stimato circa 2 miliardi in meno a livello nazionale di settore) dovuti a una domanda pressoché dimezzata rispetto alla situazione pre-pandemica, sia, purtroppo, per il permanere della crisi. A questo si aggiungono i maggiori costi derivanti da una gestione improntata al massimo impegno nella tutela di lavoratori e utenti che per la nostra azienda, ad esempio, ammontano a circa 1,5 milioni di euro dall’inizio dell’emergenza.

I bonus per la micromobilità sostenibile disincentivano l’uso dei mezzi pubblici. Come vi state muovendo su questo fronte? La mobilità dolce e la micromobilità sono senza dubbio componenti di cui tener conto sempre di più nel contesto urbano del futuro per la loro versatilità. Sono convinta, però, che, come molti altri settori, anche la mobilità delle persone non possa trovare soluzione in una sola modalità, ma in un insieme di diverse forme di trasporto: da quelle più agili, individuali, a quelle in grado di spostare contemporaneamente molte persone. Come dimostrato da tutti i documenti di programmazione sulla mobilità a livello europeo, nazionale e locale, non dobbiamo perdere di vista gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale per i prossimi anni. C’è l’impegno di operare lo “shift modale” dal trasporto privato motorizzato a sempre più mobilità dolce o condivisa e trasporto pubblico. Per essere vincente e attrattivo, il trasporto pubblico va orientandosi verso veicoli che sposano i requisiti dell’ecocompatibilità e della massima accessibilità. Pur con un ritardo nei confronti di altre nazioni europee, in molti territori le flotte pubbliche sono già ecologicamente più moderne e sostenibili del parco veicolare automobilistico privato. Come Tper abbiamo una strategia di rinnovo della flotta che prevede un mix di soluzioni ispirate all’ecocompatibilità massima a seconda dell’ambito di servizio: in area urbana si va verso l’elettrificazione attraverso l’estensione della rete filoviaria, con l’entrata in servizio di bus “full electric” e ibridi di nuova generazione, e per il futuro con linee tramviarie; sulle lunghe percorrenze extraurbane per primi, in Europa, abbiamo già avviato l’era del metano liquido che unisce importanti vantaggi ambientali all’elevata autonomia. Va ricordato, comunque, che i trasporti collettivi sono già attualmente un valore aggiunto importante sul piano ambientale: uno studio Asstra rivela che un’autovettura, rispetto a un autobus, emette per passeggero/km maggiori emissioni di CO per un valore pari a +1.741%, oltre che il +57,1% di PM10, il +42,1% di PM2,5 e anche per la CO2, il confronto è assolutamente vincente.

Verso quali modelli alternativi si evolverà il servizio pubblico nel post-Covid? Nel dopo pandemia la sfida sarà di armonizzare gli strumenti di mobilità pubblici e privati in ottica sostenibile e di efficienza qualitativa. Ogni territorio dovrà studiare le specifiche esigenze, con grande vicinanza ai bisogni delle persone, e mettere in atto le soluzioni più adeguate esaltando la complementarietà dei sistemi di trasporto. Già oggi gestiamo diverse linee su prenotazione, efficaci specie in zone a domanda debole. Il futuro prossimo delle aree metropolitane potrebbe essere delineato su una spina dorsale “forte” fatta di sistemi di trasporto ad alta capacità e ad alta compatibilità ambientale (metrò, tramvie e filovie), a cui si integra una rete di soluzioni (linee di bus di complemento, servizi a chiamata, sharing mobility, mobilità ciclopedonale) per servire le persone nel cosiddetto “ultimo miglio” dei propri trasferimenti quotidiani. Un’altra sfida è quella delle tecnologie digitali. Sempre più rilevante sarà lo sviluppo di piattaforme cosiddette MaaS (mobility as a service), in grado di offrire servizi completi mettendo al centro la persona e le sue esigenze e non l’offerta. Tper, insieme alle altre tre aziende di trasporto della Regione Emilia-Romagna – Seta, Start e Tep – e in partnership con operatori tecnologici specializzati, ha creato già da oltre un anno un’app, Roger, che è un vero e proprio assistente di viaggio: non solo vi si possono acquistare online e convalidare sul bus tramite smartphone i titoli di viaggio elettronici per bus e treno, ma anche pianificare i propri spostamenti con un travel planner, visualizzare più ipotesi di viaggio e pagare la sosta in città.

Però il 37% degli italiani ha intenzione di utilizzare i mezzi pubblici meno o molto meno frequentemente… Si tratta di un dato congiunturale che in tempi di timore del contagio non stupisce ed è in linea con quanto si verifica in ogni luogo, servizio o situazione che vede la compresenza di molte persone, anche laddove siano presenti tutte le condizioni idonee a garantire la più adeguata sicurezza. Certo non sta aiutando un’enfatizzazione mediatica sulle criticità del trasporto in questa fase pandemica, non giustificata da dati reali sulla trasmissione del contagio. Non è facile, sulla base della situazione attuale, prevedere con certezza lo scenario post-pandemia del trasporto pubblico. Ci vorrà tempo, ma ritengo che mezzi pubblici continueranno a rivestire un’importanza fondamentale e strategica per la vita delle città e dei territori anche nel dopo-Covid con piena fiducia dell’utenza.

Tag: mobilità, traffico, covid 19, trasporto pubblico

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