Mangiare sempre le stesse cose. Quelle che conosciamo bene e che siamo sicuri ci piacciano. È una tendenza alla quale facilmente cedono gli adulti, figuriamoci i bambini che, a tavola, sono conservatori e fanno sempre un po’ la guerra agli alimenti nuovi, poco appetibili o, comunque, estranei alla loro esperienza. La neofobia alimentare, definita come il rifiuto di mangiare cibi nuovi o non familiari, può avere un impatto negativo sulla qualità dell’alimentazione, sia perché riduce la varietà della dieta sia perché riguarda principalmente frutta, verdura e legumi, tipici della dieta mediterranea, il cui apporto di nutrienti nell’alimentazione è fondamentale per un buono stato di salute.
Uno studio recente del CREA-Alimenti e Nutrizione su quasi 300 bimbi di età compresa tra 3 e 11 anni ha dimostrato che il rifiuto di alcuni cibi aumenta nelle famiglie che hanno una scarsa aderenza alla dieta mediterranea ed è più accentuato nei figli unici. «Questo studio – ha spiegato Laura Rossi, ricercatrice CREA e coordinatrice dell’indagine – conferma che molti bambini in Italia sono neofobici. La neofobia nei bambini comporta una alimentazione più disordinata e meno in linea con i dettami della dieta mediterranea, con il rischio di una maggiore propensione a sovrappeso e obesità».
Bisogna intervenire, dunque, per offrire ai bimbi una dieta più varia? «Purtroppo – è il punto di vista della studiosa – queste abitudini alimentari tendono a mantenersi tali anche in età adulta, per cui è bene attuare da subito strategie di correzione con il buon esempio in famiglia e incoraggiando il bambino neofobico ad ampliare gradualmente le proprie scelte alimentari».
