Nato nel 1915 da due italiani emigrati negli Stati Uniti, Frank Sinatra pare fosse un appassionato di spaghetti with meatballs, cioè spaghetti con le polpette, rigorosamente preparati secondo la ricetta della madre e spesso presenti nei camerini di tutto il mondo a disposizione dell’artista italoamericano. Con buona pace di chi crede che le star capricciose siano appannaggio dei tempi moderni. D’altra parte, come non capire il buon Sinatra che rendeva giustizia alle sue origini attraverso l’amore per uno dei cibi più iconici del Belpaese? Un alimento prezioso, ammirato all’estero e fonte d’orgoglio italico. Perché la pasta, siamo onesti, e una roba seria che va trattata con cura e rispetto. ≪Le frasi lunghe mi fanno lo stesso effetto della pasta scotta≫, diceva infatti l’arguto giornalista Roberto Gervaso, creando un parallelo fra due cose parimenti bruttissime.
E pensare che negli anni ’30, supportato da Mussolini, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, nel “Manifesto della cucina futurista”, caldeggiava l’eliminazione della pasta, accusata di provocare fiacchezza e pessimismo. Una posizione forte che perse di mordente quando il Marinetti fu fotografato in un ristorante di Milano mentre gustava un piatto di spaghetti. Chissà dove inizia l’ironia e dove finisce la contraddizione.
Passione da record
E allora lunga vita alla pasta. Meglio se buona e di qualità. Perché non siamo di fronte soltanto a un alimento ma a un vero e proprio simbolo della cultura gastronomica italiana. Per capirne la portata prendiamo in esame qualche numero: con 24 chili a persona, l’Italia guida la classifica del consumo di pasta pro capite. Oltre la meta degli italiani la consuma ogni giorno o più volte a settimana (una percentuale che diventa del 64% nelle famiglie più numerose) e ben il 39% dei cittadini dichiara di leggere l’etichetta per verificarne l’origine e la filiera produttiva. Già, perché se la pasta e una preziosa e durevole tradizione, relativamente nuova e la consapevolezza alimentare che le si e creata attorno.
Tradizione, perciò, ma informata. E quando sulla confezione appare la scritta “grano 100% italiano” l’associazione mentale mette insieme direttamente storia, qualità e sicurezza. La stessa filosofia che guida la linea della Pasta Coop, simbolo di italianità, bontà e tradizione. Parliamo di pasta di semola di grano duro, fonte di carboidrati complessi che rilasciano energia in modo graduale, garantendo un forte potere saziante e un indice glicemico moderato, ideale per una dieta ben bilanciata.
Prezzo speciale per la pasta Coop
Sugli scaffali e facilmente riconoscibile per la tipica confezione con il marchio Coop su sfondo verde. Con il 100% di grano italiano, tracciato e controllato, ha un’ottima tenuta in cottura ed e disponibile in 23 trafile, dai classici penne e spaghetti ai ditali rigati e gramigna grossa. Il tutto con una nuova confezione: una veste che non si limita alla grafica ma che promuove un messaggio chiaro e visibile che parla di bontà, autenticità, italianità e storicità. Non solo. In linea con la filosofia Coop che, oltre alla qualità, strizza l’occhio al risparmio, dal 22 ottobre al 4 novembre sarà in vendita al prezzo unico nazionale di 62 centesimi.
Gusto e benessere
Insomma, per una volta non si rischia di cadere nel cliché: a parte “pizza e mandolino”, considerare la pasta come il simbolo della cultura alimentare del Belpaese non e uno stereotipo ma la verità. Per un cibo che gli World Pasta Dayitaliani consumano giornalmente ma con maggiore consapevolezza rispetto al passato. Non si tratta solo di nutrirsi, ma di rinnovare un rito quotidiano che sa evolversi nel tempo: oggi la ricerca parte dall’origine delle materie prime, valorizza i grani 100% italiani e premia le filiere trasparenti. La pasta resta cosi al centro della tavola, facendosi portavoce di una nuova sensibilità alimentare che unisce il piacere della tradizione al rispetto per l’ambiente.
Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop
