Alimentazione

Il cibo “migliorato”

Il cibo "migliorato"
Guida ai prodotti che producono benessere

Il cibo è uno strumento potente. A seconda di quanto e cosa mangiamo modifichiamo il nostro corpo. Se siamo sani – cioè non abbiamo patologie o allergie particolari, e ci alimentiamo bene, con le giuste dosi di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali, stiamo bene. Altrimenti rischiamo di ammalarci. Sono ormai accertate le correlazioni tra errori alimentari e alcune patologie piuttosto diffuse. "Sì, l’alimentazione è importantissima – spiega Gianna Ferretti, docente di biochimica all’Università Politecnico delle Marche – e infatti mangiare in modo scorretto può portare a patologie degenerative, tipiche nel nostro tempo. Oggi abbiamo abitudini alimentari molto diverse dai nostri progenitori". Troppo zucchero, troppi grassi animali, poche fibre, poche vitamine… Come correggere uno stile alimentare sbagliato? "Non c’è niente di meglio di una dieta varia ed equilibrata", afferma Graziella Tedeschini, medico specialista in scienze dell’alimentazione. Anche perché nel pesce azzurro, nell’olio extravergine d’oliva, nella frutta e nella verdura, nella frutta secca… insomma, in quello che ci ha messo a disposizione la natura (attraverso il lavoro dell’uomo) c’è tutto quello che ci serve. 
Cibo, non farmaco
Tuttavia in certe situazioni può essere utile usare alimenti funzionali. Non hanno niente di dietetico o di terapeutico, tant’è vero che li troviamo tranquillamente al supermercato a fianco dei prodotti tradizionali. Si tratta dunque di cibi, sotto ogni punto di vista, "ma con un valore aggiunto che, oltre al normale apporto nutrizionale, promette effetti benefici su una o più funzioni dell’organismo", spiega ancora Ferretti. Qualche esempio? Biscotti senza zucchero e senza grassi animali; yogurt con l’aggiunta di probiotici; succhi di frutta con un maggiore apporto di vitamine… questi alimenti – aggiunge l’esperta di biochimica – "sono arricchiti con qualcosa di positivo o privi di qualcosa che può essere negativo, oppure modificati chimicamente – ad esempio per rendere maggiormente biodisponibile un micronutriente – o ancora tutte queste cose insieme".
Il concetto di alimenti funzionali è nato in Giappone. Negli anni ‘80, le autorità sanitarie di questo Paese riconobbero la necessità di migliorare la qualità della vita parallelamente all’incremento dell’aspettativa di vita di un numero crescente di anziani. Fu introdotto quindi il concetto di alimenti specificamente sviluppati per favorire la salute o ridurre il rischio di malattie. Il termine "health claims" – letteralmente "messaggio salutistico", fu coniato nel 1990 in Finlandia. "Essenzialmente – prosegue Ferretti – sono nati perché ormai abbiamo conoscenze molto precise dei meccanismi molecolari alla base delle patologie, delle interazioni tra nutrienti e geni e – attraverso anche studi in vitro – sugli effetti fisiologici di certi nutrienti". La gamma di cibi funzionali è andata assai aumentando negli ultimi anni. "Anche se restano ancora un cibo di nicchia – ricorda la dottoressa Ferretti – visto che rappresentano il 2,5% di tutti gli alimentari commercializzati".
Tuttavia per certe tipologie di cibo – come i minidrink di yogurt – l’offerta si è fatta assai affollata. Questo perché – con l’aggiunta di fitosteroli – è stato uno dei primi cibi funzionali a essere immessi in commercio con l’obiettivo di combattere i livelli di colesterolo cattivo nel sangue e le patologie cardiovascolari. "Ma ricordiamo – conclude la biochimica – che anche il cibo convenzionale può essere considerato funzionale per i suoi benefici effetti sul nostro organismo: è il caso certamente dell’olio extravergine di oliva, della frutta secca, dei cereali non raffinati e, in generale, di frutta e verdura. Tant’è vero che la nuova frontiera degli alimenti funzionali sarà quella dei nuovi ortaggi selezionati per contenere una quantità maggiore di sostanze dagli accertati effetti positivi".
Il caso degli integratori
Gli alimenti funzionali non hanno nulla a che vedere con gli integratori, che non sono propriamente alimenti ma "una fonte concentrata di sostanze nutritive predosate", spiega Giacomo Mugani, farmacista. Anche questo genere di prodotti "non vanno intesi come sostitutivi di una dieta varia ed equilibrata – aggiunge Tedeschini – ma come un aiuto ad integrare la dieta in casi particolari quando è difficile alimentarsi normalmente: a seguito di interventi chirurgici, dopo cicli di chemioterapie, o nelle forme di tossicodipendenza e alcolismo". Non solo: ogni età – ricorda la nutrizionista può aver bisogno di qualche integrazione. "Durante il periodo dell’accrescimento, folati e calcio; nella maturazione puberale, ferro; in caso di gravidanza, acido folico; in menopausa fitoestrogeni e calcio; durante la vecchiaia, vitamine e calcio. In sostanza – prosegue – gli integratori buoni sono quelli che dichiarano con precisione a cosa servono, perché se li assumo senza averne bisogno potrei anche ricavarne dei danni. Per questo bisogna essere molto chiari sul fatto che gli integratori non vanno bene per tutti, anzi: se usati a sproposito possono anche causare gravi effetti collaterali. È il caso della vitamina C: se si esagera, può sottoporre i reni a un grave sforzo e danneggiarli". In sintesi, occorre estrema cautela.
Intanto il mercato degli integratori continua a crescere a ritmi vertiginosi. Nel 2010 ne sono state vendute 132 milioni di confezioni, per 1.700 milioni di euro di fatturato totale. La crescita è del 10%. "Il consumo degli integratori – spiega Massimiliano Carnassale, segretario di Federsalus – è ormai percepito nella prospettiva di un più sano stile di vita. È qualcosa che ha a che vedere con l’impegno nei confronti della propria salute. Anche se non sostituisce un corretto stile di vita".
Proprio perché abusarne può condurre a effetti collaterali pericolosi, gli integratori sono predosati (in fiale, capsule, compresse, bustine), ma nonostante a volte ne abbiano l’aspetto, non sono farmaci e non hanno funzioni curative. "Infatti l’informazione ai consumatori, quando è corretta, è molto differente nel caso si parli di farmaco e di integratore. Il farmaco cura, previene, tratta, ripristina e corregge. L’integratore – spiega Carnassale – aiuta, coadiuva, favorisce. Può contenere vitamine e minerali, estratti vegetali, acidi grassi e aminoacidi. Parlando di un integratore non potrò mai vantarne le proprietà medicamentose, ma potrò dire, al massimo, che le sostanze in esso contenute svolgono una riduzione dei fattori di rischio di un disturbo. Ai consumatori va dunque raccomandato di leggere molto bene le indicazioni e le avvertenze contenute nelle confezioni". Potrà essere utile anche consultare il Registro degli integratori alimentari, pubblicato sul sito del Ministero della Salute.   



Silvia Fabbri

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